|


x 05

c 02

x 33

x 03

x 25

x 29

c 29

n 12

n 17

n 18

x 31
|
sorry, we're under construction!
Rappresentazioni pittoriche di vita contemporanea ed il neonato genere
storico nella produzione della scuola Tingatinga
di Enrico Castelli
La produzione pittorica delle varie cooperative di artisti che si rifanno
alla tradizione tingatinga è, in Occidente, essenzialmente conosciuta
attraverso il genere animaliere: é giusto pertanto cominciare il nostro
discorso da questo e, solo in seguito, rivolgeremo la nostra attenzione
agli altri generi.
Il genere animaliere
Edward Saidi Tingatinga inaugurò la stagione pittorica della Tanzania
contemporanea scegliendo senza esitazione soggetti zoomorfi per la sua
pittura: quale significato possiamo attribuire a tale scelta, confermata
poi, in questi trent'anni dalla sterminata produzione dei suoi seguaci?
Nel contesto urbano in cui si svolge tutta l'attività pittorica del gruppo
la fauna africana è un'immagine onirica la cui origine è da ricercare
nella determinante committenza europea : il turismo in Africa, sin dalla
prima romantica ondata all'inizio del secolo non si è forse aggirato infatti
attorno al tema mitologico del "Paradiso mai toccato da mani umane", simboleggiato
ancora oggi dalle migrazioni di orde di gnu (che la televisione instancabile
ci ripropone a domicilio) attraverso le pianure del Serengeti?
Nel confrontarci con l'insieme delle espressioni artistiche dei pittori
tanzani, la prima delle considerazioni che è d'uopo avanzare riguarda
dunque la committenza rappresentata per la massima parte dalla comunità
di espatriati europei e statunitensi che (oltre ad esser determinanti
per la continuità della loro presenza) costituiscono la maggioranza degli
acquirenti, mentre secondario appare l'effetto dei flussi turistici, che
sfiorano appena la città.
Da una ventina d'anni almeno, gli animali in East Africa sono ristretti
ai parchi (x05, c02, c01, b03) e al di fuori di questi non é più dato
vederne; i milioni di turisti che vi giungono annualmente li incontrano
solo in queste aree controllate, dove devono pagare un biglietto d'ingresso
assai caro. I prezzi di accesso ai parchi sono proibitivi per gli africani
che, fatta astrazione per coloro i quali - sorveglianti, guide e personale
del lodge - vi lavorano, non hanno alcun modo di incontrare le grandi
fiere che tuttavia sono associate, nell'immaginario collettivo planetario,
proprio con il loro paese. Tutta la pittura animaliera della scuola Tingatinga
é quindi, per forza di cose, una pittura "astratta" nel senso che essa
non ha rapporto diretto con il soggetto della tela, ma ne ricostruisce
le fattezze attraverso un procedimento mentale al quale non sono estranee
alcune immagini fotografiche che circolano, anche se in maniera assai
limitata, nel panorama visuale africano.
I pittori - provenienti per la maggior parte dal sud della Tanzania, e
soprattutto dalla regione costiera - sono estranei al mondo delle savane.
Si veda a tale proposito la raffigurazione di zebre e giraffe, con gli
straordinari zoccoli spaccati (x51, x52), tratto fisico questo che, caratteristico
dei bovidi è stato traslato ai grandi ungulati delle savane.
Le zebre, di produzione assai recente, sono un esempio di trattamento
iconico: il soggetto viene riprodotto esattamente uguale nella composizione
che viene considerata la migliore: l'animale, in primo piano, gira il
collo in modo da raggiungere con il capo un fianco; postura riprodotta
senza variazioni, fidando sull'effetto ottenuto dall'intersecarsi delle
bande di colore del manto. Tale zebra rivolta all'indietro è spesso accompagnata
da altre più piccole, ed è solo su di esse che l'artista può agire individualmente,
variandone le posture. Talvolta una di esse è sulle zampe, altre volte
è dipinta seduta, o mentre allatta.
Sorprende negli animali raffigurati lo sguardo, di regola rivolto all'osservatore:
talvolta allucinati, molto spesso pensosi, gli occhi con cui le fiere
ci fissano hanno qualcosa d'umano che dona alla pittura una componente
surreale.
Ci sembra allora necessario ricordare che, nella ricca tradizione orale
del continente africano, esista una sterminata produzione di favole che
ruota attorno a personaggi-animali, ai quali vengono attribuiti comportamenti
stereotipati sui quali è consentito al narratore di trarre un insegnamento
morale, esattamente lo stesso funzionamento che conosciamo, sin da piccoli,
per merito d'Esopo. E sarebbe pertanto riduttivo guardare agli animali
dipinti come fossero estranei alla fertile immaginazione che ha dato luogo
a questi mirabili esempi di letteratura fantastica.
Una visione onirica degli animali dunque, e niente affatto veristica:
il leopardo può avere la schiena di una iena (x45) o, nei casi migliori,
l'andatura di un gatto (x33, a07); e similmente si osservino gli improbabili
ippopotami, le tre gazzelle sedute o il trattamento iconico degli uccelli
(x03, x25, x29).
Ma quale che sia l'animale raffigurato, la scelta della postura dell'animale
è assai limitata, codificata. Esiste un codice di raffigurazione per ogni
specie, che a similitudine dell'arte parietale africana, impone una scelta
obbligata all'artista, e nessun'altra.
Ma i codici, noi sappiamo, sono elementi fondamentali della comunicazione
umana, scritta, verbale o visuale che sia; riconoscere l'esistenza primordiale
di codici nella pittura della scuola tingatinga fornisce una prima conferma
della natura comunicativa della pittura contemporanea africana, avvicinandola
pertanto alle altre, e più note, forme artistiche del continente, anch'esse
basate su un complesso sistema di comunicazione codificata e simbolica.
Ed é proprio l'ampio uso di codici di rappresentazione che, nella pittura
della scuola Tingatinga, permette di semplificare sempre di più la raffigurazione,
ne accresce la rapidità di esecuzione, entra nella organizzazione del
lavoro.
Consideriamo l'atelier dove, attorno al maestro, lavorano numerosi apprendisti,
ognuno dei quali agogna a diventare lui stesso un maestro di successo.
L'esistenza di codici precisi per ciascun animale facilita l'esercizio
degli apprendisti, che iniziano su tavolette di masonite di piccola dimensione,
per spingersi poi, man mano che acquisiscono padronanza dei codici espressivi
relativi ad ogni singolo animale, verso l'universo complesso della composizione
che ha nella tela di grande formato il suo obiettivo naturale . Si vedano
a tale proposito le grandi tele rappresentative dello stile animaliere
moderno: in esse le varie figure sono sovrapposte, con scale differenti,
in una sorta di effetto prospettico (x05). Questo era del tutto assente
nelle opere tingatinga di una ventina d'anni fa, dove un'unica figura
campeggiava al centro del dipinto (c 29, n07, n12, n13, n17, n18, x31).
Oggi vari motivi (soprattutto di ordine commerciale, come l'effetto della
crescente concorrenza che suggerisce ai pittori l'esplorazione, talvolta
concitata, di nuovi terreni espressivi) impongono un ritmo inusitato alla
ricerca di nuovi soggetti, ed un mescolamento crescente degli stessi generi.
L'atelier funziona, nei confronti degli apprendisti, come una vera e propria
organizzazione didattica: confinando la loro pratica pittorica ad un numero
limitato di raffigurazioni, essi ottengono risultati migliori. Ma se le
forme sono codificate, l'uso dei colori vi è più libero e diviene un primo
terreno di contributo individuale. In seguito i giovani si eserciteranno
nella composizione, dapprima eseguendo quelle che appaiono loro più facili,
per lanciarsi successivamente nelle più complicate, dove sperimentare
il meticciato dei generi, terreno che solo i futuri maestri saranno un
giorno capaci di gestire.
Continua...
cap. 1 - cap
2 - cap 3 - cap
4 - cap 5 - cap
6
|