India 1937-53:
dagli albums fotografici di L. Cipriani

Le 54 stampe originali raccolte in questa esposizione sono frutto di una selezione quasi obbligata: esse infatti esplicitano in diversi contesti indiani un tema che il fotografo evidentemente aveva intenzione di illustrare: la sacralità indiana. Da questo punto di vista vediamo il Cipriani in una luce diversa: distratto dagli intenti accademici della ricerca, egli sembra avvicinarsi ai suoi soggetti, affascinato e ispirato dal medesimo immaginario orientalista che, invece, per motivi ideologici avrebbe dovuto giudicare borghese e decadente.
Ne risulta, in foto evocative e pose ieratiche, una rappresentazione del mito dell'India sacra e misteriosa, avulsa da finalità documentarie e di studio.

Il fondo fotografico

Durante tutte le sue missioni di studio, Cipriani raccolse una quantità eccezionale di documenti fotografici e la sistematicità con cui egli fotografava, é segno dell'influenza su di lui esercitata dalla scuola del Mantegazza.
Il fondo fotografico che ne é risultato, é composto da oltre ventottomila negativi, in grandissima parte conservati presso l'Archivio Fotografico Toscano. insieme ai 16 Album fotografici opera dello stesso Cipriani, che selezionò una serie di immagini relative a ciascuna missione di studio.
All'interno degli album, ogni immagine é accompagnata da una didascalia scritta di suo pugno che, talvolta, mira a guidare la lettura delle immagini, rafforzando un intento ideologico già evidente nell'impostazione fotografica in senso stretto.
Nel quadro delle ricerche di materiale documentario per la mostra Immagini & Colonie sono state acquisite, durante un viaggio in Eritrea, nel 1995, circa 400 stampe in bianco e nero di notevole qualità artistica, scattate dal Cipriani e stampate dall'amico fotografo Ettore Lusvaldi, attivo in Asmara dal 1935 al 1966 e che costituiscono il materiale di partenza delle due esposizioni dedicate al fotografo toscano.

Note biografiche

Talmente tanto é già stato detto sulla figura dell'antropologo Lidio Cipriani che saremmo tentati di tralasciare qualsivoglia considerazione sulla sua carriera e sulle sue dubbie scelte ideologiche, per concentrare lo sguardo unicamente sulla vastissima documentazione fotografica che, dai primi decenni del secolo, é giunta fino a noi.
E, senza dubbio, questo rimarrebbe lo scopo principale della esposizione di queste immagini, se non fosse che essa vuole anche essere inscindibilmente legata ad una esplorazione dell'immaginario, mondo sommerso attraverso cui il fotografo percepisce i suoi soggetti, che rivela i modelli culturali nei quali egli si riconosce.
La complessità e molteplicità di posizioni possibili di fronte ad una raccolta tanto vasta di rappresentazioni dell'altro, é confermata e ampliata nel caso specifico del Cipriani, sia per lo scopo, eminentemente scientifico, per il quale le immagini sono state realizzate, sia per il loro inserimento in un periodo storico e ideologico tanto delicato quale é quello dell'era fascista.
Così gli sguardi si incrociano, si moltiplicano e sovrappongono nel riconsiderare le immagini di una vita spesa a contatto con l'alterità. Ci scontriamo, é vero, con l'inquadratura ideologica del fotografo, che piega l'immagine alle finalità delle sue convinzioni, profondamente razziste e legittimate dall'appartenenza alla scuola evoluzionista di Mantegazza e Lombroso, costringendoci a considerare l'immaginario che le sue foto ci veicolano.
Ma la distanza storica ed ideologica che ci separa oggi dall'autore e dal suo mondo culturale, permette al nostro sguardo di indulgere anche sull'aspetto estetico della sua produzione fotografica, aspetto che rivela la profonda passione e intimità dei suoi ritratti.
D'altra parte la bellezza delle sue immagini é stata largamente riconosciuta dal vasto utilizzo che ne fu fatto su libri e riviste, scientifiche o divulgative, fino alla fine degli anni sessanta, spesso omettendo l'identità dell'autore.


Lidio Cipriani nasce a Bagno a Ripoli nel Marzo 1892. Dopo aver prestato servizio militare durante la prima guerra mondiale, tra il 1920 e il 1923 compie i suoi studi universitari conseguendo una laurea in scienze naturali con una tesi in antropologia, sotto la guida di Aldobrandino Mochi, allora direttore del Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze. Dopo studi di perfezionamento a Parigi e a Londra, nel 1926 ottiene la libera docenza in antropologia e diviene Aiuto presso l'Istituto e Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia di Firenze. Tra marzo e novembre del 1927, si svolge il suo primo viaggio in Sud Africa, all'interno di una spedizione organizzata dal comandante Attilio Gatti di Milano avente come destinazione lo Zululand. Oltre ad un corpus di 2000 fotografie e a numerosi materiali etnografici, campioni geologici e botanici, il Cipriani riportò da quel viaggio i primi modelli facciali in gesso ripresi sul vivente, che costituiranno l'inizio della sua indagine antropometrica e la dimostrazione delle sue già formate teorie razziali.
Dal novembre 1928 al maggio 1930, torna in Africa meridionale e sosta lungamente nell'attuale Zambia, per dedicarsi allo studio delle popolazioni di quella zona e delle rovine della civiltà preistorica di Zimbabwe.
Il terzo viaggio in Africa avviene tra giugno e dicembre del 1930 ed é completamente organizzato dal Cipriani stesso allo scopo di incontrare le popolazioni di Boscimani che tuttora vivono ai margini del deserto del Kalahari e quella dei Pigmei dell'Ituri.
Le impressioni riportate dai tre viaggi compiuti in Africa tra il 1927 e il 1930, furono raccolte nel libro " In Africa dal Capo al Cairo"(1932), un grosso volume di più di 600 pagine denso di considerazioni antropologiche, zoologiche, botaniche e geologiche.
Nel 1932 e nel 1933 é protagonista delle prime due missioni di ricerche scientifiche nel Fezzan in Libia con l'incarico di indagini antropologiche sui Tuareg, i Tebu, i Dauda e lo studio della preistoria sahariana, missioni che ebbero una vasta risonanza nell'ambito dell'esaltazione, da parte del regime, dell'importanza delle colonie e delle loro ricchezze in beni materiali e culturali.
Il primo viaggio antropologico nell'India meridionale risale al settembre 1934, viaggio durante il quale egli immortala, in più di 6000 fotografie, la vita dei Coorg, dei Toda e si spinge fino ai Vedda di Ceylon.
Nel gennaio 1937 fu uno dei membri della prima "Missione della Reale Accademia d'Italia in Africa Orientale Italiana" nella regione del lago Tana e nel dicembre 1938 organizza una seconda missione in Etiopia nel territorio dei Galla e dei Sidama.
E' a partire dal 1931 che Cipriani comincia a manifestare in articoli e pubblicazioni le sue teorie dichiaratamente razziste: i suoi studi sulla razza ed i numerosi viaggi in Africa lo convinsero dell'opportunità per le nazioni europee di sfruttarne le immense risorse naturali, vista la palese inferiorità mentale degli africani.
Così gli scritti dell'antropologo non solo contribuirono a richiamare l'attenzione degli italiani verso le possibilità di sfruttamento economico di quel continente, ma servirono anche ad appoggiare l'azione del regime fascista che proprio in quegli anni si era impegnato nella conquista dell'Etiopia.
Gli anni quaranta vedono il repentino crollo della carriera del Cipriani: nel giugno 1940 viene rimosso dalla carica di direttore del Museo e Istituto di Antropologia di Firenze con l'accusa di aver venduto per proprio conto maschere facciali raccolte durante le missioni sovvenzionate da istituzioni pubbliche.
Dopo aver trascorso tre anni di guerra nell'isola di Creta come Maggiore dell'esercito, nel giugno del 1945 é arrestato e condotto nel carcere di S. Vittore a Milano sotto l'accusa, da lui sempre negata, di essere stato uno dei firmatari del "Manifesto della Razza" e, nonostante il processo si concludesse con un non luogo a procedere, gli anni successivi furono per lui di ritiro e di ritorno all'antico interesse per la vita degli animali.
Fu probabilmente il suo interesse verso le popolazioni pigmee, insieme alla fama internazionale che il Cipriani aveva raggiunto, che spinsero il governo dell'India, nel 1949, a richiedere l'antropologo come consulente all'interno delle spedizioni che stavano organizzando nell'arcipelago delle isole Andamane, missioni che lo tennero occupato a fasi alterne fino al 1954.
Anche in questo caso i rapporti tra il ricercatore e il dipartimento di antropologia dell'Indian Museum di Calcatta furono bruscamente interrotti a causa della "impostazione scientifica dei suoi studi ritenuta fortemente viziata da connotazioni razziste", come Paolo Chiozzi ci riporta.
Tornato in Italia, Cipriani rimase uno studioso attivissimo fino alle soglie della sua morte, avvenuta nell'ottobre del 1962.